OLTRE COLOGNO – PROTESTE IN NEPAL
Un insegnamento sul ritorno in piazza
Questa settimana per il Nepal si chiude con l’insediamento di una nuova Prima Ministra, Sushila Karki. Si tratta di una nomina di transizione per i prossimi 6 mesi, dopo i quali verranno indette elezioni anticipate.
Il Nepal – una repubblica di appena 19 anni – ha un gravissimo problema con la corruzione e il nepotismo, che producono ampie disuguaglianze sociali tra i figli dell’élite del paese e il resto della popolazione che (si stima) vive con meno di 3 euro al giorno.
È, infine, uno dei Paesi più duramente colpiti dalla crisi climatica, protagonista negli ultimi anni di diverse alluvioni che hanno causato anche numerose vittime.
Tutto questo si traduce, tra le altre cose, in un alto tasso di emigrazione giovanile verso altri Paesi dell’Asia e del Golfo Persico.
Ed è proprio dai giovani che sono scaturiti i disordini della scorsa settimana. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il blocco completo dei social da parte del governo.
Le proteste hanno causato anche diversi morti e sono culminate nell’assalto al Parlamento. Il Governo in blocco ha deciso quindi di dare le proprie dimissioni, nel tentativo di scongiurare una ulteriore escalation delle violenze.
Non è la prima volta che si verifica una situazione simile nel Sud-Est asiatico: negli ultimi anni sono nate proteste in diversi Paesi, fino a quelle di pochi mesi fa in Indonesia, o quelle in Sri-Lanka, che hanno portato alla caduta della monarchia.
E non è neanche la prima volta che i Governi rispondono alle rimostranze della popolazione con l’oscuramento dei social, modernissima forma di repressione della libertà di espressione e della democrazia.
Ma vogliamo sottolineare – con interesse – che la risposta dei giovani in questi casi è il meno moderno, ma mai banale, ritorno tra le strade e nelle piazze.
Dopo la fine delle proteste, la Gen Z nepalese si è messa in prima linea per restituire dignità agli spazi pubblici: gruppi di ragazzi e ragazze armati di scope, vernici e guanti hanno ripulito le strade, riverniciato marciapiedi e strisce pedonali, trasformando i luoghi del dissenso in simboli di cura collettiva e rinascita civica.