NO alla violenza sulle donne
Oggi è il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Oggi i social e la televisione si riempiranno di post e servizi in cui si riporteranno i dati che raccontano il fenomeno, statistiche, l’elenco dei nomi delle donne uccise. Tutti si sperticheranno nel dire che la violenza è sbagliata, le donne non si toccano nemmeno con un fiore.
E poi, domani sarà il 26 novembre e si passerà oltre.
Se ascoltiamo le storie delle donne vittime di femminicidio, ci possiamo rendere conto che la loro morte è solo il momento finale, estremo, di una serie più o meno lunga di atti di violenza. Fisica, verbale, psicologica, economica: ogni gesto o comportamento mosso dall’idea di “possesso” è violenza. Di questi aspetti non vi è traccia nei bollettini.
Per questo, tutto comincia molto prima: nelle parole, negli sguardi.
Nelle chat segrete e nelle immagini condivise senza permesso.
Quest’autunno sono emersi interi canali social dedicati a raccogliere e condividere foto di donne – mogli, amiche, parenti, perfette sconosciute. Foto intime, foto scattate casualmente, foto salvate dai loro profili social.
Foto a volte spinte a volte banali, ma sempre reimmaginate, manipolate, riproposte in chiave erotica (anche se di erotico magari non avevano proprio nulla). E scambiate come figurine di un album.
Questi episodi non sono “scandali”, sono la fotografia di un problema culturale radicato. La radice è la stessa: il possesso della donna, della sua immagine, del suo corpo. Della sua vita.
Il 25 novembre non è e non può essere ridotto ad un giorno di ricorrenza qualsiasi. Non è una commemorazione di vittime passate, di un ricordo, ma è l’occasione di fermarsi e riflettere su ciò che succede ora, nel nostro presente. Un presente rispetto al quale le parole e le analisi non sono sufficienti, perché abbiamo il potere di agire per cambiare.
A cominciare dal 26 novembre.